Vince la linea del no al lockdown. Da Madrid lezione anche per l’Italia

Che lezioni trarre dal voto per le elezioni regionali di Madrid?
“Ce ne sono diverse. La prima è che il trionfo di Isabel Diaz Ayuso si deve soprattutto alla sua scelta di contrastare le politiche di lockdown generalizzato imposte dal governo centrale a guida socialista e di mantenere bar, ristoranti ed esercizi pubblici aperti consentendo alle imprese di lavorare e senza che questo portasse a un peggioramento dei dati in termini di contagi e morti, che anzi a Madrid sono più bassi che in altre regioni che hanno tenuto tutto chiuso. Un bel messaggio anche per l’Italia, dove ancora non è stato tolto il coprifuoco”.

Oltre a rappresentare una sconfitta per la sinistra, il risultato di Madrid è anche il seme di un nuovo centrodestra?
“Ayuso è una popolare molto orientata a destra, diversa dalla leadership nazionale un po’ ondivaga dei Popolari, incarnata da Pablo Casado. Per raggiungere la maggioranza assoluta avrà bisogno dei voti dei nostri alleati di Vox, che si sono già resi disponibili. È il segno che quando popolari e conservatori lavorano insieme e danno un chiaro messaggio di alternativa a una sinistra ideologica possono vincere e governare insieme. Mi auguro che possa avvenire presto in Spagna, magari con una nuova leadership dei Popolari incarnata proprio da Ayuso. E mi auguro che sia un segnale chiaro per le forze che in tutta Europa fanno riferimento al PPE: quasi tutte in questi anni hanno scelto di isolare le formazioni alla loro destra e il risultato è che la sinistra detta l’agenda anche al PPE. Mentre il futuro è nel bipolarismo, anche a livello Ue”.

Pablo Iglesias, candidato sconfitto della coalizione socialisti-Podemos ha annunciato il suo ritiro dalla politica. Può essere un buon esempio anche per tanti politici italiani buone per tutte le stagioni?
“Iglesias si è dimesso da vicepremier per candidarsi governatore di Madrid e ha portato la coalizione di sinistra alla disfatta. Fa bene a prenderne atto e a togliere il disturbo. Anche senza di lui però rimane una sinistra molto ideologica, radicale, per certi versi persino violenta. Basti pensare che due uomini dell’entourage di Iglesias sono stati arrestati per aver attaccato la polizia durante un comizio di Vox”.

Ecco, a proposito di Vox, siete soddisfatti del risultato dei vostri alleati europei?
“Molto. Vox continua a crescere, seppure in questa occasione di poco. Ma è stata comunque un’impresa, perché la popolarità di Ayuso è molto forte anche tra gli elettori di Vox. E poi hanno dovuto condurre una campagna elettorale costantemente sotto attacco, sia da parte dei media che da parte dei gruppi “antifa”. Una demonizzazione che alla fine non ha funzionato ma ha prodotto un clima davvero velenoso. E mi dispiace che anche sui giornali italiani si continuino ad usare definizioni assurde per un partito fatto di persone perbene e di buoni patrioti spagnoli, reo soltanto di aver sbarrato la strada alla sinistra. Continuare a definirli “estremisti di destra” o “post-franchisti” mi ricorda quello che periodicamente provano a dire di Fratelli d’Italia. Con il risultato che già oggi siamo il terzo partito italiano e abbiamo messo la freccia del sorpasso sul Pd. Auguro lo stesso percorso a Santiago Abascal e ai nostri amici di Vox”.

Ayuso è sicuramente una donna forte. Vede analogie con la sua presidente Giorgia Meloni?
“Ayuso ha dimostrato coraggio e coerenza. Ma non è la sola vincitrice di queste elezioni: anche Vox ha schierato una candidata donna davvero in gamba come Rocìo Monasterio, che ha condotto una campagna elettorale bellissima in mezzo alla gente. È la dimostrazione che a destra le donne crescono e si affermano grazie al merito e non alle quote. Come dimostra la storia di Giorgia Meloni”.

Intervista pubblicata su Affaritaliani.it

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