Fidanza: “L’Ue non rincorra utopie. La svolta green sia pragmatica”

Economia circolare, Accordi di Parigi, riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra, bando dei prodotti in plastica…. L’Unione europea ha abbracciato con forza la svolta green varando nel corso degli ultimi anni una serie di norme volte a rendere piú sostenibile l’industria del Vecchio Continente. E ad aprile la paladina dei Fighters for future, Greta Thunberg, ha tenuto uno speech davanti all’aula del Parlamento europeo proprio per chiedere una svolta ambientalista dell’Unione.

“Ognuno vuole vivere in un mondo meno inquinato, ma Bruxelles deve avere un approccio pragmatico e non ideologico. Rincorrere le utopie non serve a nulla”, spiega ad Affaritaliani.it Carlo Fidanza, eurodeputato di Fratelli d’Italia. “L’approccio che abbiamo visto negli anni passati su questi temi è stato quello di imporre alle aziende vincoli sempre più stringenti dal punto di vista ambientale. Tutto questo si è tradotto in una minore competitività delle nostre imprese che devono farsi carico di nuovi costi. La svolta green così non é sostenibile”.

Come se ne esce?

“Servono investimenti in innovazione, una trasformazione graduale della nostra economia e una protezione del mercato interno dalla concorrenza sleale che viene dall’estero”.

Si riferisce alla Cina e ai Paesi del Sud-Est Asiatico?

“Da un lato in patria le aziende subiscono una regolamentazione molto stringente. Dall’altro vedono arrivare dall’estero prodotti a basso costo fatti senza alcun rispetto dei diritti dei lavoratori o dell’ambiente. Magari da imprese europee che hanno delocalizzato. È una situazione di squilibrio che non può più durare. Servono politiche commerciali che difendano gli interessi nazionali”.

Si batterá per questo obiettivo come membro della Commissione per il mercato interno?

“Assolutamente sí. Il mio obiettivo principale è quello di difendere le produzioni nazionali dalla concorrenza sleale proveniente dall’estero. Giace in un cassetto il pacchetto MadeIn che sarebbe molto vantaggioso per l’Italia ma che é avversato dai paesi del Nord Europa”.

In Italia c’é molta attenzione sulla riforma della Pac e sul taglio di budget preannunciato dal Consiglio. Ci sono margini di miglioramento?

“Da questo punto di vista credo che, a fronte di un taglio del budget pluriennale, si debba abbandonare l’attuale sistema di pagamenti che si basa essenzialmente sulla superficie coltivata e che avvantaggia i paesi del Nord e dell’est Europa che hanno grandi estensioni. E passare invece ad un sistema che privilegi maggiormente la qualità e la specificità di un’agricoltura, come quella italiana, fatta di grande valore aggiunto”.

La nomina di Gentiloni a commissario per gli Affari economici e monetari è un buon segnale per l’Italia?

“Lo sarebbe se non fosse dimezzato nei suoi poteri. Di fatto è un commissario che sarà commissariato da Dombrovskis. La speranza che Gentiloni possa imprimere un cambio di rotta rispetto al tema dell’austerità rischia di svanire visto il vincolo gerarchico che ha nei confronti del commissario lettone”.

Con la Lega tornata all’opposizione ritiene che il Centrodestra si ricompatterà?

“Noi siamo orgogliosi di non avere mai fatto patti né col Pd né con il Movimento 5 Stelle. Come invece hanno fatto Forza Italia e la Lega. Credo che adesso sia ben chiaro chi è il nostro avversario e credo che sarà necessario fare squadra per tornare al governo“.

Forza Italia però ha disertato la manifestazione indetta da Giorgia Meloni a Roma proprio nel giorno del giuramento del governo Conte II…

“Credo che quello sia stato un grave errore di valutazione, ma il fatto che Berlusconi abbia annunciato la partecipazione di Forza Italia alla manifestazione del 19 ottobre debba essere letta come una volontà di fare squadra. E la presenza ad Atreju (in programma all’Isola Tiberina di Roma da venerdì 20 a domenica 22 settembre) sia di Salvini che di Tajani vanno in questa direzione”.

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